Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese
 

Inizia a sentire... intervista a Giuseppe Paterniti

Pagina pubblicata in data 9 settembre 2026
Aggiornata il 10 settembre 2026

Giuseppe Paterniti - Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese

Qui di seguito è riportata l'intervista fatta dal maestro Giuseppe Paterniti (陳德狼 chén déláng) dal professor Liang Shen.
Liang Shen è il direttore dell'Istituto Confucio della University College Cork in Irlanda.
È professore associato di storia dello sport, educazione fisica e pedagogia.
Ufficio: Stanza 3.35, Edificio O’Rahilly, University College Cork, T12K8AF, Irlanda
Tel: +353 (0) 21 4205153 - Istituto Confucio:
www.ucc.ie/en/asian/confucius/

1. Percorso personale e lignaggio

Potrebbe raccontarmi il suo percorso personale di apprendimento nel 太極拳 tài jí quán stile 陳 chén e che cosa significa per Lei essere un discepolo interno (入室弟子 rùshì dìzǐ) del Gran Maestro 陳正雷 chén zhènglěi?

Ho iniziato a praticare il Taijiquan stile Chen nel 2003, dopo circa tre anni di esperienza nello stile Yang. Inizialmente, ho studiato per diversi anni con un insegnante italiano. Questo insegnante aveva appreso parte del metodo da un maestro cinese che viveva in Italia. Poi, ho studiato direttamente con questo maestro cinese che, da qualche tempo, è rientrato a 上海 shànghǎi. In seguito, ho cominciato a viaggiare in Italia e all'estero per partecipare a diversi seminari di formazione condotti da maestri provenienti da 陳家溝 chénjiāgōu. Infine, ho cominciato a viaggiare in Cina, a Chenjiagou, per studiare con i maestri del villaggio Chen. In particolare, ho studiato con 陳小旺 chén xiǎowàng, 朱天才 zhū tiāncài, 王西安 wàng xī'ān, 陳自強 chén zìqiáng.

Per una serie di circostanze non riuscivo mai ad incontrare quello che sarebbe poi diventato il mio 師父 shīfu: il Gran Maestro Chen Zhenglei. Avrei avuto la possibilità di diventare discepolo di altri maestri, ma non l'ho fatto.

In un certo senso sono rimasto in attesa, perché sapevo fin dall'inizio che Chen Zhenglei sarebbe stato il mio Shifu! Lo vedevo nei suoi video didattici e mi sembrava eccellente. Soprattutto mi pareva che il suo modo di fare Taijiquan fosse perfetto per me: come un vestito che sta perfettamente addosso!

Dopo averlo incontrato, finalmente ho studiato intensamente il suo sistema sotto la sua attenta guida. Ho ottenuto importanti risultati diventando prima discepolo 入門 rùmén (che ha attraversato la porta di casa) e poi Rushi dizi (che può accedere alle camere, come un qualsiasi familiare). Inoltre, sono diventato insegnante di massimo grado (10° Livello) del Sistema Chen Zhenglei.

In Europa sono l'unico Rushidizi occidentale: ci sono altri due insegnanti (uno a Manchester e uno a Edimburgo) con questo livello di discepolato, ma sono cinesi: Yue Liming e Wang Haijun. Per quanto riguarda il mio 10° Livello come insegnante del Sistema Chen Zhenglei... Credo di essere l'unico occidentale al mondo! Spero di non sbagliarmi, ma credo sia ancora così!

Per me essere Rushidizi significa davvero tanto...

Un privilegio, una grande responsabilità, un onore che mi rende felice.

Si tratta del coronamento di un sogno e, d'altronde, da 26 anni a questa parte sto dedicando la mia vita al Taijiquan (e continuerò a farlo fino a quando potrò!).

È bellissimo far parte della famiglia e del lignaggio. Sento di appartenere a qualcosa di veramente grande e importante. Per me, essere parte integrante della linea di trasmissione di questa meravigliosa arte, è qualcosa di straordinario.

Inoltre, ho tanti fratelli e sorelle acquisiti e, anche grazie a loro, non smetto mai di imparare.

Il mio Shifu è un vero modello per me. Un esempio da seguire. Devo tanto a lui!

Sono contento di rappresentarlo in Italia in qualità di Direttore Tecnico della Chen Zhenglei Taijiquan Federation Italy (Branch Italiano della Federazione del mio Shifu).

2. Sistema didattico e struttura

Come è strutturato il suo sistema di insegnamento (ad esempio livelli da principiante ad avanzato, formazione per istruttori)? In che misura segue il curriculum ufficiale di Chenjiagou e sono previsti eventuali adattamenti per gli studenti italiani?

Il sistema di insegnamento per gli studenti amatoriali è suddiviso inizialmente in Otto livelli. L'Ottavo livello corrisponde alla "fascia nera" del 武術 wǔshù o alla "cintura nera" delle arti marziali giapponesi. In seguito, sono previste ulteriori specializzazioni che vanno dal combattimento (散手 sǎnshǒu), alla difesa personale (sempre secondo il Taijiquan stile Chen!), alle armi tradizionali.

Per gli studenti amatoriali, ci sono esami di livello ogni anno, quindi, se tutto va bene, in otto anni si può ottenere l'Ottavo Grado. In seguito, come già detto, ci sono le specializzazioni (段 duàn).

C'è poi il Corso istruttori, che si può cominciare a frequentare anche molto prima dell'Ottavo livello.

Il corso è suddiviso in due trienni: il primo è per gli Allenatori (che affiancano il Maestro); il secondo per gli Istruttori (che possono insegnare in maniera indipendente).

Quindi, nella nostra scuola, ci vogliono sei anni per diventare Istruttore.

Alla fine di ogni triennio c'è un esame.

Il Corso allenatori e istruttori è basato su una serie di seminari intensivi (weekend di 16 ore di studio in totale) che si svolgono durante l'anno accademico.

Il programma didattico, previsto per i futuri insegnanti, coincide perfettamente con quello che viene adottato ufficialmente a Chenjiagou. La nostra scuola propone lo stile Chen di Taijiquan nella sua forma più completa, esattamente come avviene al villaggio della famiglia Chen.

Invece, per quanto riguarda i corsi amatoriali, abbiamo tre speciali programmi dedicati a tre diverse fasce d'età.

- Programma per bambini e bambine (dai 5 ai 13 anni)

- Programma per ragazzi e ragazze (dai 14 anni in su)

- Programma per adulti (tutte le età)

I bambini affrontano la pratica del Taijiquan in maniera divertente ma marziale, alla maniera del Wushu. Gli allenamenti sono molto veloci e serrati. In questo caso si punta molto sullo sviluppo corporeo e mentale/emotivo.

I ragazzi, invece, studiano il Taijiquan come arte marziale o tecnica di combattimento, imparando l'autodifesa. Alcuni di loro si specializzano nel 散打 sǎndǎ (combattimento sportivo).

Gli adulti, infine, fanno una formazione classica, nel rispetto dei tempi e delle possibilità di ognuno. Per i più appassionati la formazione è davvero completa.

In generale, i bambini devono inizialmente praticare in maniera veloce e intensa, per poi imparare a praticare lentamente e con profondità.

Gli adulti, invece, devono fare il contrario: partire dalla pratica lenta (che prevede ascolto, attenzione e presenza) per arrivare ad una pratica più veloce e "movimentata".

3. Certificazione e formazione degli istruttori

Potrebbe spiegare come funziona il sistema di certificazione (per allenatori o istruttori) nella Sua scuola? Che cosa motiva gli studenti a conseguire queste qualifiche?

In Italia, per insegnare, occorrono delle specifiche certificazioni. Queste possono provenire solo dagli Enti di Promozione Sportiva Ufficiali (riconosciuti dal CONI - Comitato Olimpico Nazionale) o dalla Federazione Nazionale di Wushu (anch'essa riconosciuta dal CONI).

I nostri corsi permettono di acquisire tali certificazioni.

Il primo triennio permette di conseguire il certificato di Allenatore.

Il secondo triennio permette di conseguire il certificato di Istruttore.

Il nostro Ente di Promozione Sportiva si chiama CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale) ed è il più importante in Italia (relativamente al numero di tesserati).

Per questo ente, io ricopro il ruolo di Responsabile Nazionale per il Taijiquan stile Chen.

Inoltre, i miei studenti possono conseguire le certificazioni provenienti dalla Chen Zhenglei Taijiquan Federation (firmate dal Gran Maestro Chen Zhenglei), partecipando alle sessioni d'esami che si svolgono due volte l'anno.

Questi certificati, in Italia, non hanno valore legale, ma hanno un grande valore in termini di prestigio e garanzia di competenza.

4. Profilo degli studenti e motivazioni

Che tipo di studenti partecipano solitamente ai Suoi corsi (età, background, interessi)? Secondo la Sua esperienza, perché iniziano a praticare Taijiquan e cosa spinge alcuni di loro a proseguire nel lungo periodo?

Come già menzionato precedentemente, la mia scuola prevede corsi per diverse fasce d'età. Pertanto, ho studenti che vanno dai cinque anni agli ottantatré circa. La fascia più numerosa è quella degli adulti, con il programma di Taijiquan stile Chen che definisco "classico".

Per quanto riguarda i bambini, posso dire che molti genitori cercano dei corsi di arti marziali per meglio educare i loro figli, attraverso la disciplina e principi etici sani. Per ciò che concerne i ragazzi, direi che questi cercano un'arte marziale diversa dai moderni sport da combattimento, ma che sia altrettanto efficace. Alcuni di loro, spesso, finiscono con l’appassionarsi della filosofia che si trova alla radice del Taijiquan.

Gli adulti sono davvero molto variegati: ci sono persone di diversa istruzione, diverso background e diversi interessi. Ho studenti che fanno lavori umili, così come ho studenti che sono professori, psicologi, imprenditori, medici, ecc.

A mio parere, ciò che porta ad iniziare un percorso di Taijiquan è la ricerca di un'attività che abbia soprattutto profondità e significato. Molte persone sono in cerca di qualcosa che possa arricchirle soprattutto sul piano interiore. Sicuramente la promessa di incrementare il proprio stato di salute va per la maggiore, così come l'idea di poter lavorare sul proprio corpo attraverso una disciplina alternativa alla ordinaria ginnastica (che risulta arida e fine a se stessa). Ma c'è anche gente interessata al lavoro su di sé, al lavoro introspettivo e all'autocoltivazione.

Per quanto riguarda la pratica nel lungo periodo, vorrei dire quanto segue: all'inizio, i primi due o tre anni, in un certo senso non si può ancora dire di praticare Taijiquan. Si tratta di un periodo preparatorio, dove si costruisce lo "strumento".

Questa fase è molto delicata, in quanto il praticante non sente ancora il pieno potenziale della disciplina, anzi, si tratta di una fase un po' "penosa" dove occorre ripensare il proprio corpo e memorizzare con fatica i movimenti. Se l'insegnante non è in grado di appassionare, o se nello studente viene meno il "sentore" di qualcosa che si può trovare più avanti, il rischio è quello di rinunciare e abbandonare la pratica.

Ma se lo studente persiste e supera la prima fase di studio, allora comincia a beneficiare della pratica su tutti i piani: fisico, mentale e, in un certo senso, spirituale. Il praticante inizia lentamente a sentirsi trasformato. Nuove prospettive si aprono. Si intravede la possibilità di poter affrontare la vita con il rilassamento (鬆 sōng) e, soprattutto, con lo stesso atteggiamento che si allena nel 推手 tuīshǒu (Pushing Hands).

A quel punto, il Taijiquan diventa un'importante esigenza personale e non lo si lascia più!

5. Posizionamento del Taijiquan

Nel suo insegnamento, come definisce il Taijiquan stile Chen: come arte marziale, pratica per la salute, tradizione culturale oppure una combinazione di questi aspetti?

Il Taijiquan è innanzitutto un'arte marziale. Certo, un'arte marziale raffinatissima e "diversa" dall'immaginario collettivo, che richiede molti duri anni di studio per poter essere sviluppata come tale. Dopo aver evidenziato questo, posso affermare allo stesso modo che il Taijiquan è anche pratica salutistica, sport, sistema di autocoltivazione, meditazione dinamica e filosofia in movimento. Certamente è anche tradizione culturale, carica della grande saggezza proveniente dal pensiero cinese antico.

Il Taijiquan è tutto questo e deve essere tutto questo! Questa è la sua forza e la sua bellezza straordinaria!

Se anche uno soltanto degli aspetti che ho menzionato dovesse venire meno, il Taijiquan non potrebbe più garantire i suoi enormi benefici.

6. Lingua e traduzione culturale

Vi sono concetti specifici (come 鬆 sōng, 氣, qì o 勁 jìn) difficili da spiegare agli studenti italiani? Come li traduce o li dimostra generalmente nella pratica?

Cerco di tradurre certi concetti attraverso modalità esperienziali e comprensibili da un pubblico occidentale. Col tempo, ho imparato a comunicare efficacemente tutto ciò che riguarda l'aspetto teorico del Taijiquan, utilizzando un linguaggio adatto al contesto italiano (ma non solo... anche europeo!). Sono convinto che la vera comprensione debba passare attraverso l'esperienza pratica, deve quindi essere diretta, di "prima mano". Pertanto, il mio impegno è quello di accompagnare gli studenti a maturare in se stessi certi concetti, passando attraverso il proprio vissuto.

La qualità del rilassamento, ad esempio, o le otto forze del Taijiquan (八法 bāfǎ) possono essere spiegate attraverso la pratica del Tui Shou. In questo modo posso dimostrare e "far sentire" concretamente l'aspetto teorico che sto trattando.

Stesso discorso per il 發勁 fājìn o altre tematiche similari, che devono essere dimostrate e rese visibili dal Maestro.

Talvolta, inoltre, l'insegnante può farsi toccare dall'allievo di modo da poter far sentire a quest'ultimo il lavoro svolto da muscolatura profonda e tendini.

7. Sviluppo e sfide

Come vede oggi lo sviluppo del Taijiquan in Italia e in Europa? Quali ritiene siano le principali sfide nel mantenere sia l’autenticità sia l’accessibilità?

Al momento lo sviluppo del Taijiquan in Italia e in Europa è ancora in fase di definizione. Nel senso che ci sono delle realtà molto valide, connesse in qualche modo con la Cina e la Tradizione, ma c'è anche molta approssimazione, superficialità e improvvisazione.

È qualcosa che si può notare anche in altri ambiti, ad esempio in quello dello Yoga. Ci sono scuole serie e competenti, ma ci sono anche insegnanti improvvisati che propongono qualcosa di banalizzato e snaturato.

Per quanto mi riguarda, come ho già detto, è importante che il Taijiquan non rinunci a nessuno dei suoi aspetti caratteristici. Ogni aspetto, da quello marziale a quello filosofico, è fondamentale e non può essere eluso. In caso contrario, il Taijiquan non può regalare quanto promette.

Ad esempio, l'aspetto marziale e il contatto fisico del Tui Shou sono elementi essenziali per ottenere benefici sul piano della salute psicofisica: se si vuole stare bene a 360°, certe cose non si possono omettere.

Lo sviluppo e le sfide del Taijiquan in occidente, quindi, devono tenere conto di quanto ho sopra affermato.

Sono sicuro che il Taijiquan possa rimanere autentico e, allo stesso tempo, accessibile a tutti.

Grande è la responsabilità di ogni singolo insegnante, che deve essere competente sotto ogni profilo e deve saper trasmettere l'arte in maniera efficace e appassionata.

Il riconoscimento UNESCO del Taijiquan conferma come questa disciplina sia realmente per tutti: è patrimonio intangibile dell'umanità. Quindi, non vedo problemi di accessibilità. Piuttosto vedo il rischio che alcune persone possano inizialmente avvicinarsi al Taijiquan, per poi allontanarsene, a causa di una eccessiva semplificazione che porterebbe la disciplina a depauperarsi e a diventare inefficace.

Confido però in insegnanti che, come me, hanno scelto di studiare l'arte nella sua versione più completa e originaria, e che si impegnano in una trasmissione verace e tradizionale, seppur con i dovuti accorgimenti capaci di superare eventuali incomprensioni culturali.

8. Ruolo e identità istituzionale

Come descriverebbe la Sua scuola: come istituzione culturale, sistema di formazione professionale o altro? Quale ruolo ritiene di svolgere nella trasmissione del Taijiquan?

La mia scuola è tante cose: istituto di formazione professionale, centro dove si promuove l'autocoltivazione ed il lavoro su di sé, luogo di incontro e di condivisione, laboratorio filosofico-culturale-educativo, palestra sportiva e, infine, una grande famiglia allargata.

In verità credo che sia anche molto di più di tutto questo... È uno stile di vita.

Il mio ruolo è, da un lato, quello di divulgatore; dall'altro, quello di facilitatore.

La mia missione è aiutare quante più persone ad incarnare e a vivere i princìpi del Taijiquan, per il bene del singolo, della comunità e, perché no, dell'intero pianeta!

Ulteriori approfondimenti

In base alle sue risposte, vorrei approfondire in maniera più dettagliata alcuni aspetti relativi a quanto è stato già detto.

9. Continuità degli studenti e difficoltà iniziali

Nella sua esperienza, perché alcuni studenti abbandonano durante i primi 2 - 3 anni? Potrebbe fornire alcuni esempi tipici delle principali difficoltà che incontrano?

Come già detto precedentemente, i primi 2-3 anni di pratica sono particolarmente "delicati". Gli studenti arrivano nella nostra scuola con tutta una serie di idee sbagliate riguardo il Taijiquan e, inizialmente, devono "fare i conti" con la realtà di questa disciplina.

La realtà è che, appunto, si tratta di una disciplina e, in quanto tale, necessita di pratica costante: non soltanto per quanto riguarda le lezioni in palestra, ma anche per ciò che concerne gli allenamenti personali da effettuarsi in autonomia.

Questo richiede auto-disciplina e impegno regolare, cosa che non è affatto scontata per i novizi, soprattutto se questi sono occidentali!

Per molti, la scoperta che il Taijiquan non sia affatto una semplice ginnastica morbida, atta a favorire il rilassamento psicofisico, può essere altamente disorientante.

Io, per aiutare il principiante a comprendere, paragono spesso il Taijiquan ad altre discipline: se voglio imparare a suonare il pianoforte, la chitarra o qualsiasi altro strumento musicale, dovrò esercitarmi regolarmente, altrimenti non potrò sperare in alcun sviluppo.

Il novizio dovrà imparare a studiare con costanza anche in forma individuale, senza dover dipendere sempre dal proprio insegnante. In questo modo i risultati sono assicurati!

Dal mio punto vista, come ho già evidenziato, il Taijiquan non lo si inizia a praticare il primo giorno di corso, perché i primi giorni (che possono essere anche un paio d'anni) lo studente non possiede ancora nulla di quanto il Taijiquan richiede. L'allievo, infatti, non possiede il corretto assetto posturale e strutturale, non distingue il "pieno e il vuoto", non è rilassato, non conosce il movimento integrato e le dinamiche spiraliformi (纏絲勁 chánsījìn), non è in grado di lavorare adeguatamente sulle gambe (a causa della debolezza muscolare), e così via.

Inoltre, all'inizio, il neo-praticante non può ancora apprezzare il piacere della pratica: non "sente" nulla, non percepisce la bellezza di muoversi secondo i princìpi del Taiji. È troppo impegnato a memorizzare i movimenti, a "rivoluzionare" l'idea del proprio corpo, ad evitare errori posturali, a ricercare un rilassamento attivo e non moscio, ecc.

Tutto questo può essere frustrante e demotivante. Per questo è importante che l'insegnante accompagni lo studente "passo passo", mitigando ogni eventuale emozione negativa e instillando fiducia ed entusiasmo.

Una volta superato il primo periodo e le sue criticità, comincia la seconda fase di pratica/studio: lo studente inizia a stare bene, a sentire la bellezza di questa disciplina e a coglierne i benefici.

Ecco che, allora, è molto difficile che si abbandoni il Taijiquan. Nella maggior parte dei casi, diventerà un vero e proprio stile di vita e lo si praticherà ad oltranza!

10. Pratica orientata alla salute vs pratica marziale

Come si comporta con quegli studenti interessati principalmente al Taijiquan come pratica per la salute, e che mostrano poco interesse per l'aspetto marziale (ad esempio il Tui Shou)?

In maniera appropriata e con le giuste parole, cerco di spiegare loro che il Taijiquan è in grado di regalare importantissimi benefici sul piano della salute, ma soltanto a patto che il sistema venga praticato in maniera integrale e non parziale.

Il sistema è perfetto nella sua integrità: non è corretto pensare di poter "prendere" qualcosa e di "lasciarne" altre.

Spiego agli studenti che praticare un'arte marziale non significa necessariamente dover combattere: lo studio degli aspetti marziali e il combattimento sono due cose diverse.

Quindi, in tal senso, lo studio dell'arte marziale è affrontabile da tutti, a prescindere dall'età (tra i miei allievi, c'è chi supera di parecchio gli 80 anni) o dalle particolari condizioni individuali.

La pratica del Tui Shou può (e deve) essere adattata ai singoli studenti. Il Tui Shou, infatti, può essere praticato anche in forma "sottile", privilegiando la dimensione dell'ascolto e della sensibilità.

Sono certo del fatto che il contatto fisico abbia un ruolo fondamentale sul piano della salute. La salute passa anche e soprattutto dalla relazione con l'altro.

Inoltre, il Tui Shou permette di lavorare su se stessi attraverso il riconoscimento, la comprensione e il "lasciare andare" di eventuali emozioni negative che possono emergere durante la pratica. Il Tui Shou, da questo punto di vista, è un vero e proprio toccasana: non può essere ignorato da chi si cura della propria salute.

11. Adattamenti nell’insegnamento

Le è mai capitato di dover adattare o semplificare il Suo insegnamento in modi che ritiene non completamente in linea con il sistema tradizionale?

Ho sempre cercato modalità diverse per aiutare ogni singolo praticante ad acquisire tutti gli elementi del programma tradizionale, cercando di non omettere nulla, ma creando strategie utili a superare eventuali difficoltà individuali.

Credo che ogni insegnante debba adattare elasticamente il proprio insegnamento in base ai diversi casi, ma questo non significa "tradire" il sistema tradizionale.

Significa, invece, trovare il giusto modo di trasmettere l'arte ad ognuno dei propri allievi, nel rispetto delle differenze. Questa, per un insegnante, è una qualità/abilità importante e decisiva.

12. Il ruolo del Tui Shou nel Suo programma didattico

In quale fase gli studenti iniziano generalmente a praticare il Tui Shou, e quanto è importante nella Sua attività didattica settimanale?

Il Tui Shou è fondamentale, direi importantissimo. Forma (套路 tàolù) e Tui Shou sono due facce della stessa medaglia.

Se, grazie alla forma, si costruisce il "corpo Taiji" e si imparano le dinamiche del movimento e dell'espressione della forza, grazie al Tui Shou si possono testare e verificare le qualità e le abilità acquisite.

La forma migliora il Tui Shou; il Tui Shou migliora la forma.

Il Tui Shou è un esercizio straordinario che deve essere sempre tenuto in alta considerazione. Esso si divide in: Tui Shou codificato in CinquelLivelli (più alcune varianti); Tui Shou libero a piedi fissi; Tui Shou libero a piedi mobili.

Gli studenti iniziano a praticare il Tui Shou fin dal primo anno, imparando il primo livello del Tui Shou codificato dalla famiglia Chen e cominciando a praticarlo in forma libera a piedi fissi.

Nella mia scuola, ogni settimana abbiamo almeno una o due lezioni dedicate interamente al Tui Shou.

13. Motivazioni per ottenere certificazioni di insegnamento

Quali sono, di solito, le motivazioni che spingono gli studenti a intraprendere il percorso per diventare istruttori nella Sua scuola?

Ho notato che, generalmente, ci sono due tipologie di studenti che intraprendono il percorso di formazione per Istruttori:

1. Coloro che, avendo constatato la validità e la bellezza del Taijiquan, vogliono acquisire nuove competenze e certificazioni per poter diventare ufficialmente degli insegnanti. Questi studenti, quindi, guardano alla possibilità di trasformare la propria passione in un'attività professionale. Per qualcuno potrebbe essere un'attività part-time (la maggior parte), per qualcun'altro (molto pochi) a tempo pieno.

2. Coloro che, semplicemente, desiderano approfondire lo studio dell'arte per migliorare la propria pratica personale. Costoro trovano nei corsi per Istruttori la possibilità di andare più in profondità e acquisire nuove abilità.

Ci sono poi degli studenti, provenienti da molto lontano (anche dall'estero), che possono approfittare dei seminari intensivi (dedicati ai futuri Istruttori) che si svolgono nei soli fine settimana. Partecipando a tali seminari (circa 16 ore di lavoro) possono formarsi presso la mia scuola senza dover frequentare i corsi settimanalmente.

14. Sfide nel contesto europeo

Dal Suo punto di vista, quale ritiene essere la difficoltà principale nell’insegnamento del Taijiquan stile Chen nel contesto europeo?

Non vedo particolari difficoltà. Credo che la difficoltà iniziale più importante, in occidente, sia la disinformazione che dilaga attorno alla disciplina del Taijiquan.

I media, i giornali e persino i libri, presentano il Taijiquan in maniera troppo semplicistica e riduttiva, limitando questa disciplina ad una semplice ginnastica morbida.

Allora, la difficoltà principale (se di difficoltà si può parlare) è quella di smantellare tutte le idee scorrette relativamente al Taijiquan. Queste, infatti, impediscono un adeguato approccio alla disciplina in questione.

La sfida, per ogni insegnante europeo o occidentale, è quindi quella di restituire dignità e completezza ad un'arte dalle potenzialità e dalle profondità inimmaginabili.

Ogni maestro di Taijiquan, in tal senso, deve essere anche un ottimo divulgatore ed un educatore rivolto alla trasmissione dell'arte autentica ed integra.

Ogni maestro, inoltre, deve poter incarnare tutti i presupposti dell'arte, di modo da poterli manifestare e dimostrare in maniera concreta e inequivocabile.

Qui di seguito riportiamo un testo redatto dal professor Liang Shen dopo essersi confrontato con il maestro Giuseppe Paterniti.
Il testo è stato redatto dal professor Liang Shen in lingua inglese. Qui di seguito riporto la traduzione dell'articolo che il professore ha redatto dopo l'intervista.

Ho sentito parlare per la prima volta del Maestro Giuseppe Delang Paterniti tramite Pete Hornby, un istruttore di Taiji Quan di Manchester, Inghilterra.

Durante una delle sue visite a Cork, in Irlanda, Pete parlò con grande stima di Giuseppe, descrivendolo come un praticante e insegnante di lunga data di Tai ji quan stile Chen nell'area di Venezia, in Italia. Secondo Pete, Giuseppe era riuscito a fondare una scuola di Taiji Quan stabile, attirando un gran numero di praticanti appassionati e di lungo corso.

Questo giudizio positivo suscitò immediatamente il mio interesse.

Grazie alle presentazioni di Pete Hornby e della mia collega Xu Chunyi dell'Università di Shanghai, entrai successivamente in contatto con Giuseppe.

A differenza di molti scambi accademici internazionali, la sua risposta fu tanto tempestiva quanto entusiasta. La sua apertura e disponibilità a collaborare posero solide basi per le interviste che seguirono.

Il 31 maggio 2026 contattai il Maestro Giuseppe tramite WhatsApp ed e-mail, spiegandogli il mio background di ricerca e i miei obiettivi, e inviandogli la prima serie di domande per l'intervista. L'intervista si concentrava principalmente sulla sua esperienza personale di allenamento, sul suo sistema di insegnamento, sulla composizione dei suoi allievi e sullo sviluppo del Taiji Quan in Italia.

L'intervista si svolse inizialmente per corrispondenza via e-mail. Tre giorni dopo, il Maestro Paterniti fornì una risposta scritta dettagliata in italiano. Le sue risposte erano sistematiche e ricche di spunti, affrontando ogni domanda in modo approfondito e ampliando diversi temi importanti. Questo formato scritto non solo garantì la completezza dell'esposizione, ma gli permise anche di presentare riflessioni ponderate e strutturate su questioni chiave come il lignaggio, l'organizzazione dell'insegnamento e le funzioni del Taiji Quan.

Nel primo ciclo di interviste via e-mail, Giuseppe offrì un resoconto dettagliato del suo percorso nel Taiji Quan. Iniziò a studiare Taiji Quan stile Chen nel 2003, dopo aver praticato per tre anni il Taiji Quan stile Yang.

Dopo aver partecipato per molti anni a seminari ed eventi formativi in tutta Europa, si recò a Chenjiagou, in Cina, dove studiò con maestri rinomati fra cui Chen Xiaowang, Zhu Tiancai, Wang Xi'an e Chen Ziqiang.

Divenne infine discepolo interno del Gran Maestro Chen Zhenglei, ottenendo la qualifica di insegnamento di livello più alto all'interno del sistema della Chen Zhenglei Federation.

Discutendo della scelta del proprio maestro, Giuseppe ha ripetutamente sottolineato una parola chiave: "attesa". Sebbene avesse avuto l'opportunità di diventare discepolo di altri maestri, rimase convinto che Chen Zhenglei fosse il maestro che desiderava davvero seguire.

Come ha spiegato, "Fin dall'inizio, sapevo che Chen Zhenglei sarebbe stato il mio maestro." Ha descritto questo senso di riconoscimento come una forma di compatibilità corporea, "come un abito che calza a pennello."

Questa espressione suggerisce che il lignaggio non è semplicemente una questione di trasmissione tecnica, ma anche di identificazione incarnata, sviluppata attraverso una pratica ed un'esperienza di lungo termine.

Dopo essere diventato discepolo interno, il maestro Paterniti ha considerato questo traguardo come una combinazione di onore, responsabilità e realizzazione di un sogno di una vita. Ha dichiarato di "dedicare la propria vita al Taiji Quan" e di considerare l'appartenenza al lignaggio come partecipazione a una comunità caratterizzata da legami emotivi e da un forte senso di appartenenza. A suo avviso, il Taiji Quan non è semplicemente un sistema tecnico, ma uno stile di vita.

Da una prospettiva più ampia, la sua esperienza illustra come si costruisca la legittimità all'interno delle comunità europee di Taiji Quan. Attraverso connessioni dirette con le tradizioni di lignaggio cinesi, il maestro Paterniti ha stabilito autorità e autenticità nell'insegnamento. Allo stesso tempo, questa autorità è stata continuamente localizzata attraverso decenni di insegnamento e costruzione di comunità in Italia.

Piuttosto che essere una semplice riproduzione della tradizione, la trasmissione emerge come un processo continuo di negoziazione tra ortodossia e localizzazione.

In una successiva intervista video, la nostra discussione si è concentrata sulle fasi iniziali dell'apprendimento del Taiji Quan. Il Maestro Giuseppe ha proposto che la maggior parte dei praticanti attraversi una "fase di preparazione" durante i primi due o tre anni di allenamento. La caratteristica distintiva di questa fase non è che gli allievi non riescano ad imparare, ma piuttosto che non riescano a sentire.

Ha spiegato che i principianti devono simultaneamente memorizzare i movimenti, comprendere la struttura corporea, modificare schemi di movimento abituali e sviluppare qualità apparentemente controintuitive come il rilassamento e rilascio.

Di conseguenza, molti allievi sperimentano quello che ha descritto come avere "troppe cose a cui pensare." Questa difficoltà è particolarmente accentuata negli ambienti di apprendimento occidentali, dove gli studenti spesso si aspettano una comprensione rapida e risultati immediati. Il Taiji Quan, tuttavia, richiede un impegno continuo prima che emerga una comprensione chiara o un'esperienza incarnata, rendendo la perseveranza difficile per molti allievi.

Il maestro Paterniti ha sottolineato che il fattore cruciale che determina l'impegno a lungo termine non è la velocità del progresso tecnico, ma se gli allievi attraversano o meno una soglia esperienziale critica. Una volta che i praticanti cominciano a "sentire la bellezza" del Taiji Quan, il loro rapporto con la pratica cambia radicalmente.

Prima di questo momento, la pratica è sostenuta principalmente da un impegno esterno; in seguito, diventa motivata internamente. Secondo Giuseppe, molti praticanti di lungo corso hanno vissuto una tale trasformazione.

Dopo l'intervista video, abbiamo proseguito la nostra discussione via e-mail per chiarire alcuni punti. Il Maestro Paterniti ha ulteriormente spiegato che questa fase è difficile perché molti allievi entrano nei corsi di Taiji Quan con aspettative errate. Spesso presumono che il Taiji Quan sia semplicemente un dolce esercizio di benessere. Quando si rendono conto che richiede invece un allenamento disciplinato e di lungo termine, possono provare frustrazione o scoraggiamento. Per affrontare questo malinteso, egli paragona spesso l'apprendimento del Taiji Quan a quello del pianoforte o della chitarra, sottolineando la necessità di una pratica regolare e costante.

A suo avviso, i principianti non solo mancano di una struttura corporea, di forza e di coordinazione adeguate, ma anche della comprensione di principi fondamentali come la distinzione tra sostanziale e insostanziale (虛 xū e 實 shí) e la meccanica dell'energia a spirale (Chansijin). Ancora più importante, non sono ancora in grado di percepire la logica interna o le qualità estetiche del Taiji Quan. Di conseguenza, la pratica risulta spesso difficile, ripetitiva e poco gratificante.

Per questo motivo, il ruolo dell'insegnante va oltre la semplice istruzione tecnica. Gli insegnanti devono guidare gli allievi progressivamente, aiutandoli a costruire fiducia e a rimanere coinvolti durante il periodo in cui la percezione incarnata non si è ancora sviluppata. Quando gli allievi cominciano finalmente a sperimentare comodità, bellezza e la logica interna del movimento, il Taiji Quan cessa di essere semplicemente un'attività di allenamento e diventa gradualmente uno stile di vita.

Il maestro Giuseppe ha inoltre sottolineato che i benefici per la salute del Taiji Quan non dovrebbero essere ottenuti eliminando le sue dimensioni marziali. Al contrario, ha sostenuto che i benefici per la salute emergono precisamente dal funzionamento integrato dell'intero sistema. Sebbene i metodi di insegnamento possano essere adattati a diversi individui, l'integrità del sistema stesso non dovrebbe essere compromessa. Riguardo alle sfide che il Taiji Quan affronta nell'Europa contemporanea, ha suggerito che l'ostacolo principale non è la differenza culturale, ma la diffusa convinzione errata che il Taiji Quan sia semplicemente una forma di ginnastica dolce. Una delle responsabilità chiave dell'insegnante è dunque quella di sfidare continuamente questo malinteso e di presentare il Taiji Quan come un sistema culturale incarnato complesso e olistico.

Nel complesso, il racconto del Maestro Giuseppe rivela un meccanismo importante all'interno dell'apprendimento del Taiji Quan. Imparare non è semplicemente un processo di accumulo di tecniche, ma un processo trasformativo incentrato sullo sviluppo della percezione incarnata. Il fatto che gli allievi continuino o meno a praticare dipende spesso dalla loro capacità di passare da uno stato di "non riuscire a sentire" a uno di "cominciare a sentire", giungendo gradualmente a comprendere la logica incarnata e il significato pratico del Taiji Quan.

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